martedì 12 dicembre 2017

Milano ignora Giovanni Guareschi

O meglio, continua ad ignorare il sensibile quanto acuto ed estremamente "vero" Giovannino Guareschi.
Non c'è infatti una sola strada intitolata al  giornalista, umorista e caricaturista parmense che, come scrittore, è in assoluto l'autore italiano più tradotto; per trovarne qualcuna occorre andare nel sui hinterland: Opera, Vimodrone..., ma Milano no.
E proprio oggi che la celeberrima Brescello è sommersa dalle acque, e a migliaia sarà venuta in mente quell'esondazione del Po che unì sinistri e destri,  Peppone e Don Camillo (Il ritorno di Don Camillo), il Comune di Milano ha preferito intitolare due opere di Citylife (una via ad Anna Maria Ortese e una galleria  ad Anna Castelli Ferrieri) a  due persone certo validissime, ma se una strada deve essere un "monumento" a perenne memoria. come continuare a dimenticare Guareschi? Speriamo se lo ricordino l'anno prossimo, nel 2018,  quando ricorrerà il 50° dalla morte (22 luglio 1968). 
Se per la politica non sarà così allora forse vuole dire che per Giovannino Guareschi basta la memoria e l'affetto della gente. Ma sì, forse è meglio, così il suo nome inciso su targhe in marmo non sarà imbrattato da qualche writer.

giovedì 7 dicembre 2017

ANTONIO CARRARO, ASSUNZIONI DI VALORE

Quanto mai sconcertante, come ho già scritto e detto, l’eco alle 70 offerte di lavoro dell’Azienda (iniziale maiuscola d’obbligo) padovana.
Molte testate si sono fermate al fatto che nessuno aveva ancora risposto senza sottolineare, invece, il valore espresso da questa iniziativa: offriva lavoro qualificato!
Offriva la possibilità di aprire gli occhi, l’orizzonte su cosa è il mondo industriale, sulla concretezza  e, ancor più importante, la Carraro, con quei nuovi posti di lavoro, dimostrava e dimostra la propria vitalità credendo nel proprio futuro imprenditoriale in Italia e scommettendo sulla creazione e valorizzazione di nuove risorse, per giovani come per coloro che, pur con esperienza, si trova oggi senza lavoro.  
E' forse poco? Suvvia, è un’iniziativa che vale il miglior spot pubblicitario.
No, certa nostra stampa più o meno importante, non l’ha capito e quindi non l’ha esaltata preferendo titolare lo “scandalo” delle (momentanee) non risposte. Lasciamo stare poi chi ha voluto cercare (presumo senza trovarli) contorti dubbi e dietrologie: venivano offerti 70 (settanta) nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, basta e chiuso. Cos’altro ci si doveva aspettare da Campodarsego?

D’altronde le aziende, come i giornali, sono fatte da persone, c’è chi agisce nel giusto e chi tentenna ad arrivarci

martedì 5 dicembre 2017

Si offrono 70 posti di lavoro e nessuno risponde?

L'Antonio Carraro, una rinomata azienda padovana specializzata nella produzione di trattori, cerca 70 lavoratori da inserire a vari livelli; la sua Titolare precisa che il contratto di assunzione è a tempo indeterminato e lo stipendio è di € 1590 al mese (non mi è noto se per qualsiasi ruolo).
Una proposta che alletterebbe chiunque è alla ricerca di un lavoro, ma i titoli di giornale che mi passano sotto gli occhi mi sconcertano: “Nessuno risponde all’offerta”. 
L’azienda è corretta perché, seppur lordi, 1590 euro li toglie dal proprio bilancio, ma occorre considerare che al lavoratore arriva il netto con cui, se arriva da lontano, deve pagarsi viaggio da pendolare o l’affitto. Potrebbe essere  questo un motivo di tentennamento nel rispondere? Forse.
La notizia è di tre giorni fa e ricordo anche un servizio televisivo dove, dopo la presentazione d’effetto ecco una doverosa correzione …in corsa: l’intervista a tre persone che escono dall’azienda dopo aver consegnato il proprio curriculum, quindi il “nessuno risponde” è da ridiscutere se non cancellare.
Non mi fermo e vado anche a leggere i vari commenti  riportati da vari social e i dubbi dei lettori si sprecano perché tutti noi abbiamo visto le migliaia di nostro giovani che attraversano l’Italia per partecipare, senza una minima illusione, a concorsi. Ai più saranno ben noti i miseri salari a cui i nostri giovani si adattano pur di avere un lavoro onesto e sperare in tempi migliori. Abbiamo occhi e orecchie tappati quando ci sono state le inchieste sulle paghe ai ragazzi impiegati nei call-center?  E gli italiani espulsi dai cantieri edili per la concorrenza dei manovali dell’Est Europa?
C’è chi paventa anche il luogo comune dei giovani che preferiscono fare il medico o l’avvocato. Ma chi l’ha detto? Non lo si esclude, ma sono informati che si fa pratica per anni negli ospedali o negli studi legali in cambio di una stretta di mano? Certo che se guru dell’Economia ospitati in questo o quel talk show ci vengono a dire che le professioni del futuro non passano davanti ad un tornio od una fresa saranno pochini quelli che vanno ai corsi di formazione professionale, e comunque quelli bravi che ne escono non restano sulla porta a lungo.
Ecco, è su questo punto che soffermo la riflessione:  se quella manodopera fosse stata disponibile in zona la Antonio Carraro  avrebbe coperto i ruoli nel giro di poche settimane, e invece non è stato così. Che non ci sia stata la sperata pubblicizzazione? Non so e comunque è la stessa azienda a rendersene conto, tanto che ha organizzato un open day per il 16 dicembre per presentare se stessa e le funzioni richieste. Io credo che ci sarà la folla.
Quello che mi lascia attonito è che da una buona parte dell’informazione il messaggio che è passato ai lettori è che non ci sono giovani e meno giovani disposti a fare l’operaio. Cosa non vera perché la Carraro cerca anche ingegneri, periti meccanici disegnatori, impiegati, non solo operai, mestiere che comunque nessuno snobba. Io la vita del settore metalmeccanico la conosco bene, so quanti giovani vi si avvicinano per mettere a frutto gli studi professionali  o comunque per cominciare a lavorare, e non sono certo schifati.
I titoli erano di tre giorni fa e ora, dopo che cominciano ad emergere notizie meno “scandalistiche”, come quella che pubblica oggi Il Mattino di Padova (e doverosamente gliene rendo merito): “ad oggi le domande d’assunzione sono già 3000”  Tremila scrivono i Colleghi padovani mentre il Gazzettino smorza: "Arrivano mille curricula in 48 ore"; ciononostante, c’è ancora qualche sito che ancora oggi mette nel titolo che l’azienda “non trova nessuno”. Certo che la prima sensazione è di discredito sulla nostra classe di lavoratori a cui verrebbe la puzza sotto il naso fare il metalmeccanico. Qui prodest?
No, non mi sta bene questo “fare informazione” e l’Ordine dei Giornalisti dovrebbe intervenire.

martedì 21 novembre 2017

MILANO perde Agenzia Europea Farmaco

Ma Milano non l'ha persa al sorteggio tra due buste (Amsterdam e Milano); così come non si deve recriminare se, dopo i tempi supplementari, un giocatore sbaglia un rigore senza pensare alle occasioni mancate nei 90' più supplementari di gioco: bisognava andare prima in gol .
Ha ragione il presidente della Lombardia Roberto Maroni: l'intero nostro Governo, o almeno una squadra di autorevoli ministri, e non solo un sottosegretario avrebbero dovuto essere presenti a Bruxelles durante le votazioni.
E  l'EMA non l'ha persa solo Milano (890 posti di lavoro diretti), ma il nostro intero Paese; il capoluogo lombardo ha giocato tutte le carte disponibili, per cui non si può tacere quanto siano stati colpevoli il Governo e la politica italiana a cui non piace la crescente ìmportanza di Milano, ma anche l'informazione nazionale che per giorni ha preferito mettere in prima pagina le diatribe all'interno della sinistra (minuscolo d'obbligo) per le dichiarazioni di Bersani, D'Alema, Pisapia e altri loro compagni. Oggi è invece il primo titolo: che delusione!
E non ci può certo consolare il fatto che in Italia ci siano altre due agenzie europee: Efta per la sicurezza alimentare e la quasi sconosciuta Etf , Fondazione europea per la formazione.
Ora la sconfitta occupa i primi titoli: troppo tardi, era meglio agire prima, durante la gara.
Occorreva fare squadra, corpo unico per mostrare il volto dell'Italia a cui posti di lavoro e entrate avrebbero fatto ben più comodo al nostro bilancio che non i retaggi delle impopolari restrizioni imposteci dal ministro Fornero e dal governo Monti. 

lunedì 13 novembre 2017

Il Mondiale boccia il calcio italiano

L’esito della partita di San Siro, dove la Nazionale svedese ha fermato sullo 0-0 quella italiana eliminandola dal Mondiale, è l’epilogo già scritto della china discendente intrapresa dalla nostra squadra nell’ultimo decennio.
Abbiamo voluto vivere sugli allori del trionfo di Berlino (2006) ma dimenticando che poi hanno fatto seguito due eliminazioni consecutive dal primo turno del Mondiale.
L’unico rammarico l’ho per Gigi Buffon che non meritava di finire la ventennale carriera in Nazionale con questa eliminazione. A fine gara, tra le lacrime, ha proferito parole nobili, ...che siano ricordate.
Sorrido per certi commenti di telecronisti che, stupiti per l’improduttività dei nostri calciatori in campo, non facevano che ripetere che gli avversari erano meno forti di noi, così è stato anche per la gara al Meazza: gli Svedesi,  “meno forti di noi”, ci hanno lasciato a casa e parteciperanno a Russia 2018!
Occorre avere l’umiltà a tutti i livelli, quando si affida la Nazionale ad un ct bisogna mettersi in testa che, molto probabilmente, sarà già un bel traguardo che la nostra squadra si qualifichi per le semifinali. 
Ora il Calcio italiano deve guarire dall'esterofilia che l'ha afflitta negli ultimi 6-7 anni dove bastava che un giocatore avesse un'H in più, una K o una Y nel proprio nome per incoronarlo come un talento, salvo poi rispedirlo a casa, a garanzia scaduta, con viaggio pagato. Si devono riscoprire i vivai e le scuole calcio; i club devono rimandare i propri osservatori nei campi di periferia alla ricerca di talenti in erba. Solo così, disponendo di quantità, potremo individuare la qualità. 
Che dire del pubblico che ha fischiato l'Inno svedese? Ora avrà tutto il tempo per fischiare sé stesso.

sabato 21 ottobre 2017

Inquinamento e demagogia

Fra i titoli d'apertura dei tg regionali di Lombardia e Piemonte si dà rilievo all'emergenza  inquinamento dovuta al perdurare dello smog che aumenta ogni anno in questo periodo.
E' l'occasione per i sedicenti paladini dell'ecologia di invocare la volontà politica affinchè si elimini il ricorso ai combustibili fossili e si avvii la riqualificazione energetica degli edifici; sono poi i primi a comoscerne i limiti di attuazione. Proclami declamati ad ogni emergenza perchè fanno scalpore ma che non tengono conto delle quotidiane realtà.
Ai più sfuggono alcuni particolari: quella brutta nuvola grigia che sovrasta la Pianura Padana coincide con il percorso dell'autostrada A4, la Torino-Milano-Venezia, vale a dire l'asse autostradale più trafficato del Sud Europa. Nessuno si è mai preoccupato di osservare le direttrici di traffico al quadrivio Fiorenza a ovest di Milano Quarto Oggiaro? Vi convergono i veicoli in entrata e uscita da Milano e interessanti sia l'autostrada A4 che la A8 dei Laghi: nelle ore di punta le code raggiungono i 5-6 km ...a motore acceso. Se pensiamo che sul solo tratto Milano-Brescia (100 km) transitano ogni giorno 290mila autoveicoli e che i capoluoghi piemontese e lombardo sono circondati da un anello autostradale possiamo facilmente immaginare quanto inquinamento possano immettere nell'aria. Si aggiunga anche un elemento atmosferico: la corrente dei venti è prevalentemente da NW, vale a dire che dalla corona alpina prendono in pieno quella fascia di inquinanti e la riversano sulle aree metropolitane di Torino e Milano.
Certo allora che le centraline di rilevamento impazziscono e riportano tassi preoccupanti di Pm10, oltre i 100 microgrammi per metro cubo, ma la colpa non degli autoveicoli all'interno della città.
Infatti non va taciuto che il traffico veicolare all'interno delle singole cttà, soprattutto Milano, è in continua diminuzione, lo affermano gli stessi amministratori pubblici esaltando l'aumentato ricorso ai mezzi pubblici e la validità dell'Area C.
Perchè allora pensare di risolvere il problema limitando drasticamente la circolazione dgli autoveicoli privati colpendo soprattutto i veicoli alimentati a gasolio fino all'euro5? A che serve imporre l'adozione del filtro antiparticolato  se i carburanti son quelli "di Stato" e quelli solo possiamo utilizzare?
Si è mai controllato invece lo stato degli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici? Alla concentrazione di centri logistici lontano o poco serviti dai mezzi pubblici?
Quelle stesse amministrazioni che impongono il fermo auto sono poi le stesse che insediano poli commerciali e direzionali fuori dalle città costringendo all'uso dell'auto privata; una dimostrazione eclatante sarà la Città della salute prevista a Sesto San Giovanni nell'area ex Falck: il mezzo ATM  più vicino si ferma almeno mezzo km prima... Non si sarà allora costretti a ricorrere all'auto? Qui prodest?
E' stato dichiarato più volte, ma le mire sono diverse e a quanto pare è meglio apparire davanti ai mass media come i paladini dell'ecologia e lasciare però a piedi la gente che lavora. Prepariamoci alla solita parodia: domenica le telecamere indugeranno su variopinti ciclisti e pattinatori su roller blades che, scorrazzando in piazza Duomo si contenderanno la scena; prevedo anche qualche calesse trainato da cavalli e poi ecco l'immancabile e gioiosa dichiarazione al microfono della tv di turno: "Iniziativa da ripetere, dovrebbe essere così ogni giorno" a beneficio della demagogia. Lunedi si registrerà un calo degli inquinanti e se ne attribuirà il merito al fermo auto e non che le autostrade non sarano state percorse dai veicoli dei pendolari e dai camion, dalla vita economica di ogni giorno.
Si spinga al  miglioramento dei carburanti e dei combustibili e non si criminalizzi chi va in auto che, per i suoi costi, non è usata mai con leggerezza: chi può la evita senza drastici divieti.


martedì 17 ottobre 2017

Sono 4.973.942 gli Italiani emigrati

E' il dato al 1° gennaio 2017 rilevato e reso pubblico dalla Fondazione Migrantes presentando il suo annuale Rapporto Italiani nel mondo. Quasi 5milioni, vale a dire l'8,2% mentre il 1° gennaio 2016 se ne contarono 4.811.163 (7,9%).
Precisa che l'anno scorso si sono iscritti all'AIRE in 124.076 connazionali (contro i 107.529 del 2015) il documento non trascura un aspetto altamente preoccupante: 48.600 di loro sono di età compresa tra i 18 e i 34 anni, nel 2015 furono 39.410.
Finalmente anche grandi testate come Repubblica e La Stampa usano il termine più appropriato di talenti in fuga, perchè all'estero c'è ormai spazio solo per talenti e noi ne abbiamo, ma il nostro mondo economico, comunque espresso, non rappresenta più il loro campo dove coltivare progetti per il futuro.

Vedi anche   http://unavaligiadisperanze.blogspot.lu/