domenica 4 dicembre 2016

Ha vinto il NO, ovvero la vittoria con tanti padri, e adesso?

Intanto, dopo aver paventato brogli e catastrofi costituzionali,  saranno in tanti ad arrogarsi il merito della vittoria.
Comunque, a rigor di logica, se a sostenere il Sì era solo il PD mi sa che con il 40% sia comunque il partito di maggioranza relativa.
E adesso, con le annunciate dimissioni di Renzi, dopo che avranno esultato quasi tutti gli schieramenti politici, chi si assumerà la responsabilità di mandare avanti il Paese senza gravarlo di nuovi oneri e problemi?
Mi sa che hanno vinto quelli del tanto peggio tanto meglio, o no? Stiamo a vedere; intanto lo sconfitto, dato che è UNO, con il risultato del 40.89%, rappresenta pur sempre la maggioranza relativa.
Hanno fatto bene i conti coloro che incitano al voto subito?


venerdì 2 dicembre 2016

Referendum, il disperato appello per salvare il CNEL

Non ce lo saremmo mai aspettato, ma stamane, nell'ultimo giorno di propaganda per il Referendum, abbiamo sentito in tv esaltare il ruolo del CNEL che pure ci costa milioni di euro ogni anno.
Non ce lo saremmo mai aspettato visto che anche molti sostenitori del No ammettevano che un referendum per la sua abolizione avrebbe portato al 90% di approvazione
Non devono essere bastate varie inchieste come quella di Fabio Pavesi del 13aprile 2014 sul Sole 24 Ore

Salvini: accuse sui voti dei nostri connazionali all'estero

Nel momento in cui pubblico questo post il sito della Lega Nord non ha ancora ripreso la dichiarazione di Matteo Salvini secondo cui i voti degli Italiani all'estero sarebbero stati (io uso il condizionale mentre lui l'afferma) "comprati o inventati" (come si legge su Corriere, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale).
Ed è alquanto sconcertante leggere anche: "Il Comitato del No ne sorveglierà lo spoglio, dopo aver minacciato il ricorso".
A questo punto, per come conosco l'onestà e il senso della correttezza che hanno i nostri Emigranti, non ho più dubbi: voterò l'opposto di quanto chiede il leader della Lega dal quale mi aspetto le dimissioni da europarlamentare.

martedì 22 novembre 2016

Premi USSMB "Valori di Sport"

L'Unione Società Sportive Monza Brianza, per iniziativa del suo presidente Fabrizio Ciceri, in occasione del 40° anno di attività, ha inteso gratificare chi fa della dedizione allo Sport, uno scopo importante ed esemplare della propria vita.
Gente magnifica che opera lontano dai riflettori della celebrità, nondimeno è particolarmente preziosa all'economia di una società sportiva.
La scelta sarà appunto affidata alle numerose società affiliate all'USSMB affinché individuino i meritevoli tra i propri dirigenti, allenatori, tecnici, collaboratori.
La cerimonia si terrà alle 10 di domenica 4 dicembre presso la storica Forti e Liberi di Monza, in via Cesare Battisti 30.

lunedì 21 novembre 2016

LA FOTOGRAFIA E’ GIORNALISMO

La fotografia è una protagonista di arte e cronaca; racconta per immagini il mondo, ce lo avvicina, ce ne rende partecipi. 

“Cosa sarebbe una notizia senza una fotografia?” è la domanda che possiamo porci nella certezza di assegnarle una scarsa rilevanza; eppure la fotografia giornalistica, di testimonianza,  è di epoca abbastanza recente, soprattutto in Italia e lo si deve alla rivista Epoca che apparve sulla scena dell’informazione nel 1950 riprendendo quello stile ormai consolidato di periodici come Life.
Basti pensare che Eugenio Scalfari, presentando nel 1976 il nascente quotidiano la Repubblica, escluse che vi sarebbero state pubblicate foto di cronaca; il rispondere alla realtà lo smentirà di lì a poco. D’altronde è solo di quell’anno l’apertura ai fotoreporter dell’Ordine Nazionale Giornalisti. Il giornale è cronaca, e lo testimonia The Times che, nato nel 1785 come raccolta di annunci, si trasformò pochi anni dopo in un utile mezzo d’informazione fino alla sua definitiva consacrazione (triplicandone la tiratura) nel momento in cui un suo cronista venne inviato a Parigi per raccogliere e descrivere gli avvenimenti che portarono alla Rivoluzione Francese. Ci sarebbero state benissimo anche delle immagini, ma per la nascita dei mezzi tecnici dovevamo aspettare ancora mezzo secolo. 

Si dice che un’immagine vale più di mille parole; infatti il fotoreportage  “fa leggere il mondo” e, spesso, basta una sola istantanea per descrivere un momento sociale, una vicenda storica: “Bacio davanti all’Hotel de ville” di Robert Doisneau (1950) oppure quello del marinaio in Times Square, di  Alfred Eisenstaedt  (1945). Immortale quella, opera di Robert Capa, del miliziano colpito a morte durante la guerra civile spagnola (1936), così come carri armati sovietici dati alle fiamme da bottiglie molotov durante l’insurrezione ungherese nel novembre 1956. 
Maria Grazia Cutuli ritratta da Isabella Balena

Ospitata dal Teatro dell’Arte, la Fondazione Corriere della Sera ha dedicato all'argomento un convegno condotto da Gianluigi Colin nell'ambito di Bookcity: Fotografia e giornalismo. Più esattamente una carrellata di testimonianze di odierni fotoreporter che hanno portato, attraverso l’obiettivo, foto-documenti di estrema attualità: sguardi della vita nelle fabbriche, delle rivolte studentesche, delle migrazioni, dei giochi di bimbi alle case crivellati dai colpi di guerra; scenari dove, comunque, si evoca la Vita. Uno per tutti Uliano Lucas con la celebre foto dell’immigrato sardo che, portando una valigia e un enorme scatolone, transita davanti al grattacielo Pirelli (1968). 

Ma, testimoni per immagini, lo sono anche Isabella Balena, Arturo Carlo Quintavalle, Ferdinando Scianna o la polacca Monika Bulaj,  che hanno trasferito attimi di realtà ai nostri occhi, alle nostre riflessioni, alle nostre coscienze ricordandoci che il protagonista fondamentale è sempre l’uomo.  


nota: ho autorizzato la riproduzione dell'articolo a Teleinsubria.net 

martedì 15 novembre 2016

La politica corteggia gli Italiani all’estero mentre fa pagare loro imu, tasi e tari

Ebbene sì, siamo a questo punto: i politici sostenitori del Sì e del No le inventano tutte pur di conquistare il voto dei nostri Emigranti. Si sono accorti che sono circa 4.300.000, tantissimi che potrebbero spostare l’esito del referendum verso una parte o l’altra.
Intanto, però, occorre smontare subito una tesi degli sponsor del No a proposito della “perdita di democrazia”: se si elimina il Senato gli Italiani all’estero perderebbero ben poco: solo 6 (sei) senatori sui 315 (trecentoquindici) che attualmente occupano le poltrone di Palazzo Madama. Sei senatori (più dodici deputati) che non hanno impedito al governo  Monti di varare il famigerato d.l. 201/2011 che lasciava discrezione ai comuni per applicare l’imu come seconda casa sugli immobili lasciati vuoti e sfitti in Italia dagli iscritti all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero. Quegli stessi iscritti all’AIRE che entro il 16 dicembre dovranno pagare il saldo di quell’ingiusta imu, ed altrettanto ingiuste, quanto incostituzionali, tasi e tari. Perché, e qui mi rivolgo ai sostenitori di entrambe le fazioni, non è decisamente ben più antidemocratico quanto offensivo fare pagare una tassa, come quella sui rifiuti, per un servizio che non utilizzano? Chiedo loro come possono quei nostri Italiani che, vivendo a centinaia o migliaia di km di distanza, produrre rifiuti? Non li producono mentre danno, grazie alla loro opera, onore e prestigio all’Italia!
E’ grave ricordarsi solo ora dei nostri Emigranti perché è forte la preoccupazione di tutti  coloro che perderanno le poltrone del Senato, del Cnel e delle Province se vince il Sì.  I nostri Emigranti non dimenticano e l’esito alle Europee del 2014 fu chiaro. I partiti di destra, immemori dell'azione di Mirko Tremaglia, non hanno raccolto il suo messaggio.  Una prova fu l’esito delle elezioni a Milano: i partiti pro Parisi non spesero una sola parola a favore dei milanesi all’estero (circa 100mila) e pagarono questo disinteresse perdendo al ballottaggio per  soli 17.429 voti.  E come mai, ora, quegli stessi Italiani tornerebbero utili? 
Che dire? Più facile sbandierare spauracchi per difendere poltrone, che togliere imposte e tasse inique?

mercoledì 9 novembre 2016

E vinse Trump

Contro le previsioni di tanti opinion maker che negli ultimi giorni hanno affollato i nostri salotti televisivi rivelando una competenza prevalentemente circoscritta ad ambienti dell’economia, dell’alta finanza, ha vinto Donald Trump. "Esperti e autorevoli"  forse nutriti più di aperitivi delle conferenze stampa che di contatti diretti, reali; sondaggisti ai quali non chiederei neppure se una selezione della nostra Nazionale può vincere su una squadra di scapoli ammogliati over 40.
Eppure i talk show continuano ad ospitare gli stessi...
L’esponente repubblicano  era sovente descritto con toni ironici, si era scavato nella sua vita privata, si era presa di mira l’origine comunista  della moglie Melania (slovena). Tra i tanti sinonimi per citarlo, con deprecabile fantasia si era usato tycoon (magnate). Trump era stato dipinto come la minaccia e quindi i favori non potevano che andare a Hillary Clinton; in realtà l’auspicata vincitrice per noi europei e per una visione liberal che, tuttavia, non è così dominante in America.  E a votare andavano loro, i cinquanta stati. 
Ai più sfugge che gli USA non sono solo a Los Angeles, San Francisco, New York, Philadelphia o Chicago: è sui pier dei porti di New York, di Baltimore, di South Louisiana, di Houston o di Mobile; è nelle vaste estensioni rurali della Green America, è anche in quel Grande Paese che puoi vedere viaggiando sui bus o suo treni di Greyhound o Amtrak in un coast to coast con gli occhi ben aperti.
Si parla di risultati choc, sorprendenti; la signora Clinton aveva confidato troppo nei sondaggi che la davano in netto vantaggio, eppure la sua lunga esperienza nella politica, la sfida con Obama nel 2008 per la designazione a candidata presidente avrebbe dovuto esserle d'aiuto.
Intanto, però, ecco un particolare di non poco conto: stamane, quando si profilava la sconfitta, Hillary Clinton non si è presentata ai suoi supporter che per mesi avevano sgobbato senza sosta per portarla alla vittoria; nel quartiere generale è apparso invece John Podesta, il presidente della sua campagna elettorale che, pur col groppo in gola, ha continuato a confidare sulla conta dell'ultimo voto. No, la mancata presidente non ha saputo perdere; lecito domandarsi: avrebbe saputo vincere?
Intanto registriamo le pronte félicitations di Marine Le Pen "victoir du peuple américain libre" e poi, da casa nostra: “con la vittoria di Trump riprende quota Matteo Salvini” (che c'entra?) mentre Grillo ritiene che il movimento che c’è dietro Trump sia simile a quello dei Cinquestelle" (come se il Republican Party sia stato fondato un mese fa e non nel 1854).  E poi i convenevoli con frasi di circostanza: "siamo pronti a collaborare".
Allora credo che Trump possa stare tranquillo: la sua America potrà finalmente contare su una squadra di solidi alleati.