lunedì 20 marzo 2017

Brexit e Voucher: due errori, gravi errori

L'esito del leave dall'Unione Europea da parte dei Britannici e la cancellazione dei voucher hanno immediatamente portato a ripensamenti, serie riflessioni sulla validità di tali provvedimenti che si sono rivelati sbagliati.
Se è uguale il risultato, ben profondo ciò che li distingue: nel primo caso fu il frutto (emotivo) di un referendum (la procedura d'uscita dall'UE inizierà il 29 marzo) mentre per i voucher il colpo di spugna l'hanno adottato nostri strapagati parlamentari 
Le conseguenze le sto ascoltando nella trasmissione L'aria che tira (La7) ...ed erano comunque nella logica delle cose, come si più leggere nel mio post del 17 marzo. Inqualificabili.

domenica 19 marzo 2017

"Soldata in ostaggio", l'italiano di Repubblica

Quella corretta declinazione al femminile adottata oggi da Repubblica, sia nel titolo che nell'articolo, è la dimostrazione che quando un/una giornalista di penna dedica la massima attenzione a ciò che scrive ..."fa testo"; d'altronde Anais Ginori è una giornalista figlia d'arte.
Da tempo vado sostenendo che soldato, essendo il sostantivo del verbo assoldare, al femminile non può che essere soldata; per cui, visto il dilagare di "soldatessa" (mamma quant'è brutto) è da applaudire la controtendenza del quotidiano diretto da Mario Calabresi* e auspico che altri seguano le sue orme. 

p.s. sarà pura coincidenza, ma proprio ieri sono passato per via Cherubini è ho sostato in quel parcheggio dove, nel 1972, venne ucciso suo Papà, il commissario Luigi Calabresi

venerdì 17 marzo 2017

VOUCHER, sbagliato eliminarli

La commissione Lavoro della Camera, eliminando i voucher, ha indotto i deputati a commettere un errore che potrebbe rivelarsi grave perché ha creato un VUOTO NORMATIVO. I primi colpevoli sono quei sindacalisti che, facendo ricorso al referendum, hanno voluto avviare una battaglia ideologica che avrà, proprio nei lavoratori senza occupazione, le vittime. 
Alquanto discutibile l'affermazione di Susanna Camusso, leader della CIGL e sostenitrice dell'abolizione attraverso il referendum: "E' un grande successo. Bisogna, in questi casi, avere molta pazienza e sapere come stanno esattamente le cose." Certo che lei non ha problemi di salario, e neppure gli altri dirigenti sindacali; non si rendono conto che con quei voucher un lavoratore risolve il problema del pasto quotidiano e tenta anche quello delle bollette di luce e gas. 
E' infatti ben poco immaginabile che piccoli imprenditori traducano in assunzioni quelle collaborazioni non più retribuibili con i voucher, un mezzo che ha supplito a migliaia di situazioni critiche di disoccupazione.
Corretta ed appropriata l'opposizione mossa da Confimprese, ma quando il rapporto quotidiani dei politici è prevalentemente nei corridoi di partito che nel dialogo con il mondo del lavoro, con le imprese e i lavoratori, non potevamo aspettarci che questo risultato.
Senza i voucher si può immaginare che la necessità occasionale di una prestazione d'opera si tradurrà in un ricorso al lavoro nero, così avremo meno gente occupata (con un salario ufficiale) e un numero, certo inferiore, di lavoratori pagati sì, ma ancor più precari.

giovedì 16 marzo 2017

BREXIT nella confusione

Per Theresa May gli studenti che arrivano nel Regno Unito sarebbero da considerare "immigrati". Una deduzione alquanto fuori dalla logica che sta mettendo in crisi anche lo schieramento governativo britannico.
Un affronto ai sostenitori di Erasmus e un argomento su cui riflettere per tutti quegli euroscettici che avevano applaudito l'esito della Brexit senza riflettere sulle sue conseguenze e, per quanto si dicono le ultime cronache,  dimostra l'approssimazione e sconsideratezza con cui si è voluto portare la popolazione ad un referendum sul cui esito in tanti hanno avuto seri ripensamenti e...pentimenti. Non è casuale il mio riferimento a certi paladini nostrani che avevano applaudito il LEAVE (dimenticando?) di percepire il loro lauto stipendio proprio dall'Europarlamento.
Dovrebbero riflettere anche sull'esito delle elezioni in Olanda dove non ha vinto la democrazie ma il buonsenso.

giovedì 2 marzo 2017

"Usciamo dall'UE!" Suvvia, prima documentiamoci.

Che i Britannici si siano guardati in faccia attoniti dopo l'esito della Brexit è cosa nota, altrettanto noto è che già si parla di un contro referendum, così come si sa dell'iniziativa degli Scozzesi per tornare nell'UE mentre non escludo un anelito indipendentista nell'Irlanda del Nord.
E' alquanto significativo che Theresa May si sia appellata all'art 50 del Trattato di Lisbona (clausola di recesso) per prendersi tutto il tempo possibile, due anni, prima di ...sbattere la porta.
Si stanno rendendo conto che i grandi proclami di autonomia non facevano partire alcun programma concreto di miglioramento: la globalizzazione ha dato una misura alquanto minima al peso internazionale che avrà l'uscita della Gran Bretagna.
Intanto ci si confronta con i disagi, se non le paure che questo risultato avrà sulla manodopera UE che vive nell'isola, solo di Italiani se ne contano 600.000 che sono impiegati in varie professioni: dal cameriere, al commesso, all'infermiere, all'esperto contabile, al dirigente d'azienda: tutta gente che si è messa in gioco e sta facendosi onore, ma che rischia di essere emarginata. Tuttavia sono anche ruoli che i Britannici sapranno rimpiazzare con la stessa determinazione con cui hanno tracciato una croce su LEAVE?
Chi, anche in Italia, sbandierava consensi per la Brexit, ci aveva pensato? Si preoccuperà di trovare un nuovo impiego per i propri connazionali sfrattati? Se usciamo anche noi dall'UE che lavoro andrà a svolgere qualche nostro europarlamentare euroscettico?  Se occupa quel seggio deve  attivarsi per migliorate il mercato europeo, non smantellarlo.
Intanto, guardando il pratico, ecco un piccolo ma significativo esempio: non dimentichiamo che, con l'uscita dall'UE, tutte le merci da e per il Regno Unito subiranno un'operazione doganale, così come si fa per quelle da e per la Svizzera, la Russia, la Tunisia, eccetera con aggravi di tempi e costi...

giovedì 23 febbraio 2017

Perché mai cancellare i viaggi FLIXBUS?

I clamori della protesta dei tassisti aveva messo nell'ombra un rischio che avrebbe messo in seria difficoltà tutti coloro che hanno trovato nelle linee low-cost della FLIXBUS un riferimento che in un anno e mezzo ha già trasportato 3 milioni di passeggeri in Italia.
Scopro quindi che il tutto era partito da un emendamento presentato da quattro senatori pugliesi (volevano essere voce dell'ANAV?) appariva come una forzatura in nome della tutela di realtà locali. Vorrei sapere quanto questi signori si sono adoperati contro lo sfruttamento dei lavoratori nell'agricoltura
Ma quali realtà se qualche anno fa, col d.l. Bersani 223/2006 si era liberalizzata l'elargizione di licenze commerciali, mentre si era stati soft con quelle di taxi mettendo in gravi difficoltà migliaia di piccoli negozi? Due pesi e due misure.
Basta cercare in internet e abbiamo un quadro del generale stupore, per non disre costernazione, contro la norma che vorrebbe la cancellazione di servizi come Flixbus
Le ultime notizie danno però caduta nel nulla l'azione di quei senatori perchè 3 parlamentari hanno sensibilizzato il governo sulla realtà: dovrebbe fare marcia indietro e i pullman della società tedesca (puliti, condotti da autisti italiani ed attrezzati anche da toilette) potranno continuare ad operare sulla rete stradale italiana fornendo un servizio che, numeri alla mano, appare gradito anche da pendolari: esperienza vissuta anche da chi scrive qui.

venerdì 10 febbraio 2017

GIORNO DEL RICORDO a settant'anni dalla tragedia

10 FEBBRAIO
Nel 1947 fu firmato il trattato di pace che assegnava l'Istria e gran parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia, data che, insieme all'orrore delle foibe. rappresenta tuttora una ferita in migliaia di esuli e un momento di profonda riflessione per tutti gli Italiani
Per decenni non se ne è parlato, un po' per reticenza e anche perché rispetto e onore dovevano essere riservati solo se condivisi da certe parti politiche.
Una voluta reticenza di quello che sono state le foibe, almeno una trentina, dove sono stati gettati, quasi tutti vivi, tantissimi Italiani (non meno di 5-6mila tra civili e militari) sotto l'accusa, spesso infondata, di militanza nel Fascismo.
E che dire delle intere famiglie giuliano dalmate espulse dal regime titino, profughi che hanno dovuto lasciare i loro beni, le loro case in Istria e Dalmazia?
E non si può giustificare che furono episodi bellici perché fu una vera e propria rappresaglia perpetrata con guerra ormai finita!
Un tentativo di pulizia etnica contro la quale si deve assistere è anche uno strisciante negazionismo. Diciotto ani fa girai con la telecamera tra le famiglie degli esuli che si erano insesiate a Fossalon di Grado e ne riportai un servizio con tratti commuoventi: il rievocare le violenze a cui avevano assistito, le umiliazioni che avevano subito e l'arrivare in un'Italia indifferenze.
Malgrado numerose proposte si è dovuta attendere la legge 92 de 30 marzo 2004 - con piena soddisfazione dell'allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi - per vedere istituito il Giorno del Ricordo: peccato che prima di allora si erano spenti molti esuli, testimoni sofferenti di quella tragedia assolutamente italiana sulla quale molti italiani ancora tacciono per colpevole pudore.
Si deve diffondere, soprattutto nelle giovani generazioni, il dramma vissuto, patito da decine di famiglie di Italiani e dall'onore del nostro Paese: si combatta così una voluta ignoranza.
Tra le manifestazioni in programma segnalo un convegno al Municipio 7 di Milano e la Corsa del Ricordo che si disputerà a Roma domenica 12 febbraio, starter d'eccezione il  fiumano di nascita e campione olimpico di marcia a Tokyo, Abdon Pamich,.